Vino aromatizzato, l’ultimo nato è in Toscana

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Una notizia recente sul mondo del vino, destinata a fare scalpore tra i “puristi” e ad esaltare gli appassionati delle novità. Il vino aromatizzato toscano, principalmente quello della cantina Giotti, debutta in questi giorni, dopo un’attenta lavorazione nelle cantine di Chianti di Barberino Val d’Elsa.

Si tratta di un vino con una storia lontana, che parte dall’Ottocento e la produzione artigianale del vino aromatizzato che deriva da una ricetta di famiglia, ovviamente segreta.

Le produzioni di vini aromatizzati, si sa, sono presenti fin dall’antichità, ma non sempre sono gradite ai consumatori italiani. I gusti, però cambiano, e si pensa che le varianti di questi vini speciali saranno sempre di più. La gradazione alcolica di un vino aromatizzato deve essere non inferiore al 16%, ma non superiore al 21% di volume alcolico.

Il vino di regola viene addizionato con alcol e saccarosio, sostanze amare o aromatiche, in modo da risultare un gusto intenso, con particolari sapori e aromi estranei al classico vino da tavola o da meditazione.

Anticamente il vino si aromatizzava anche ai fini della conservazione, se non per migliorare quei vini di scarsa qualità. Gli antichi romani, ad esempio, lo aromatizzavano aggiungendo resine vegetali nelle anfore, oltre che mescolando spezie o addirittura “annacquandolo” con acqua di mare!

Celebre è la descrizione del vino aromatico che l’imperatore Eliogabalo diffuse come moda, al gusto di menta. La resina del lentisco o mastice, una pianta greca simile all’olivo, era una vera e propria gomma usata dalle donne arabe per profumarsi l’alito, ovvero un chewing-gum dell’epoca antica!

Alcuni esperti della degustazione vini, considerano vini aromatizzati anche il Vermut (vino bianco on assenzio maggiore), e il Retsina (vino greco che si ottiene aggiungendo resina di pino durante la fermentazione del mosto).

Famoso è anche il vino aromatizzato con le uova, ovvero grazie all’aggiunta del tuorlo, che però non sempre incontra il gradimento dei consumatori in epoca moderna. Molto più gradito è il Barolo Chinato, ovvero aromatizzato con la corteccia di china, e il classico vin brulé che per molti esperti non è un vino aromatizzato ma solo una bevanda in cui il vino rosso viene mescolato con spezie, scorze di agrumi, e altre specialità a seconda della regione di appartenenza.

Il Chianti aromatizzato

Dalle produzioni di Chianti classico, spicca una ricetta che all’epoca rappresentava una bevana ad uso digestivo, un vino aromatizzato ora riproposto con una formula innovativa, che tanto potrà piacere a chi frequenta dei corsi specifici per degustazione vino o sommelier (tra le migliori scuole italiane troviamo sicuramente Degustibuss, l’Accademia Professionale che offre corsi per Sommelier, Degustazione Vino e Barman con ben 15 sedi).

Il vino viene fortificato, in modo da raggiungere i 23 °C, e poi viene aromatizzato con bacche di vaniglia e di agrumi freschi. La vaniglia, in questo caso, è quella del Madagascar, unica per le sue note fresche ma sostanziose.

Un vino aromatizzato artigianale, unico, che si consiglia di assaporare nella versione di aperitivo con ghiaccio, oppure come digestivo. Per i barman, può essere un ingrediente utile quando si vuole elevare un cocktail, rendendolo ancora più aromatico.

Per chi lo apprezzerà, arriva quindi un vino in stile Chianti aromatizzato, senza coloranti nè conservanti, corposo e dalla finitura amabile, un piacere per l’olfatto e per il palato.

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